domenica 11 maggio 2025

Tozzi, con gli occhi chiusi

 

Ritratto di Federigo Tozzi, Ottorino Lorenzoni



Maiolica dipinta di Federigo Tozzi 

 

La luna mi pareva come un’ernia

di tutto il cielo simile alla polpa

d’un frutto marcio come la mia colpa,

che nell’asse infinito mi s’impernia.

 

E qualche uccello nero se ne andava

gracchiando alle pareti delle nebbie;

e le ombre lo battevan come trebbie.

E dopo solo e triste mi lasciava.

 

Ma non sì solo che Eva con Adamo

non sentissi in un’anima lontana;

e stringendoci insieme, a una fontana

senza lacrime poi ci specchiavamo.

 

E sopra la montagna più deserta

cadde il mio cuore; ma non so da dove.

E da quel luogo mai più non si muove,

come se fosse abbarbicato all’erta.


domenica 16 febbraio 2025

Gumilëv, l’Apollon dell’acmeismo

 

L’ultimo giorno di Pompei, Karl Bryullov



MEMORIALE di Nikolaj Stepanovič Gumilëv (1917)

 

Ed eccola tutta la vita! Turbinio, canto,

mari, deserti, città,

immagine baluginante

del per sempre perduto.

 

Infuria la fiamma, suonano le trombe

e volano rossi cavalli,

poi labbra che emozionano

parlano, sembra, della felicità.

 

Ed ecco di nuovo estasi e dolore

di nuovo, come sempre, come sempre

Il mare agita la canuta criniera,

si alzano deserti, città.

 

Quando alla fine, ribellatomi

al sonno, io sarò di nuovo io –

un semplice indiano che si è assopito

nella notte sacra vicino al ruscello?

lunedì 23 dicembre 2024

Conduto de Pina, le meraviglie della nostra terra

 

Amissao Lima, Paesaggio



Sofro nesta solidão - Francisco Conduto de Pina

 

Sofro nesta solidão

comigo ninguém

ela e eu juntos, sozinhos

somos muitos

no momento presente

oiço vozes nos entulhos do silêncioque se acumula

 

Sofro nesta solidão

comigo ninguém

ela e eu juntos, sozinhos

somos um só

ninguém presente no tempo

no instante que antes parecia mortovamos pela estrada da

esperança

 



Soffro in questa solitudine di Francisco Conduto de Pina

 

Soffro in questa solitudine

nessuno con me

io e lei insieme, da soli

siamo tanti

nel momento presente

Sento voci tra le macerie del silenzio che si accumula

 

Soffro in questa solitudine

nessuno con me

io e lei insieme, da soli

siamo uno

nessuno presente in tempo

nel momento che prima sembrava morto eravamo sulla strada

della speranza

 


domenica 17 novembre 2024

Battiferri, il primo libro delle opere toscane

 

Agnolo Bronzino, Ritratto di Laura Battiferri




 Così sempre, Arno, in te sian chiare l’onde di Laura Battiferri

 

Così sempre, Arno, in te sian chiare l’onde

cui le ninfe e i pastor danzino intorno

e verdeggin, o scemi o cresca il giorn,

di fior carche e di frutti ambe le sponde

così ti sia dell’onorata fronde

l’umido crine eternamente adorno,

e d’Acheloo ti ceda il ricco corno,

e spirin l’aure al corso tuo seconde;

e’l Nilo e l’Istro e l’Indo e gli altri fiumi

e’l Mar Tirreno e’l gran padre Oceano

con tutti i liti lor ti dian tributo;

come più chiaro tra cotanti numi

saria, mercè dell’arte e della mano

del mio Fidia novello oggi veduto.


venerdì 1 novembre 2024

Zach, Anti-cancellatura

 

Ismail Shammout, The Olive Tree



Per la prima volta di Natan Zach


Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero a raggiungere quaggiù
ciò che dentro di me
chiamai felicità.

Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio

mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero anche
gli scalatori di alti monti

vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti.

domenica 6 ottobre 2024

Alareer, scritti nati dal fuoco

 

Prayer, Anne Ben-Or



Se devo morire di Refaat Alareer

 

Se dovessi morire,
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere le mie cose
per comprare un po’ di carta
e qualche filo,
per farne un aquilone
(fallo bianco con una lunga coda)
cosicché un bambino,
da qualche parte a Gaza,
guardando il cielo
negli occhi
in attesa di suo padre che
se ne andò in una fiamma
senza dare l’addio a nessuno
nemmeno alla sua stessa carne
nemmeno a se stesso
veda l’aquilone, il mio
aquilone che tu hai fatto,
volare là sopra
e pensi per un momento
che un angelo sia lì
a riportare amore.
Se dovessi morire,
fa che porti speranza
fa che sia un racconto!

venerdì 23 agosto 2024

Delon, l'eclisse di un samurai

 



La lettera di Alain Delon a Romy Schneider


"Ti guardo mentre dormi. Sono accanto a te, sono al tuo letto di morte. Indossi una lunga tunica, nera e rossa, con un ricamo sulla parte superiore. Credo che siano fiori, ma non indugio troppo a osservarli. Ti dico addio, il più lungo di tutti gli addii, bambolina mia. Così ti ho sempre chiamata: bambolina. Non perdo tempo a guardare i fiori, guardo il tuo viso e penso che tu sia bella e che non lo sia mai stata così tanto come in questo momento. Penso anche che è la prima volta in vita mia che ti vedo quieta e serena. Si potrebbe dire che una mano delicata abbia lavato via dal tuo viso paure e dissidi. Ti guardo mentre dormi. Mi dicono che tu sia morta. In che modo ne sono colpevole io? …Ci si pone sempre questa domanda davanti a qualcuno che si è amato e si ama ancora. Questa emozione ci sommerge, poi torna indietro e alla fine ci si convince che tutto sommato non si è colpevoli. Non colpevoli, ma comunque responsabili. Ecco. Lo sono anch'io. È a causa mia che la notte scorsa il tuo cuore ha cessato di battere. A causa mia, perché 25 anni fa fui scelto per essere il tuo partner in "Christine". Tu arrivavi da Vienna e io ti aspettavo a Parigi con un mazzo di fiori in mano che non sapevo come tenere. Ma i produttori mi avevano detto: "Appena scende dalla passerella, vada da lei e le porga i fiori", io aspettai con i fiori in mano come un imbecille, in mezzo a un'orda di fotografi. Tu scendesti dall'aeroplano, io mi avvicinai. Dicesti a tua madre: " deve essere Alain Delon, il mio partner!". Nient'altro, nessun colpo di fulmine a ciel sereno. Così andai a Vienna, dove si girava il film, ed è stato là che mi sono innamorato follemente di te. E tu ti sei innamorata di me. Spesso ci siamo posti a vicenda la tipica domanda degli innamorati: "Chi è stato di noi due ad innamorarsi prima, tu o io?". Contavamo e rispondevamo: "Nè tu ne io, entrambi". Mio dio come eravamo giovani e felici! Alla fine del film ti dissi: "Vieni con me, andiamo a vivere insieme in Francia", e tu rispondesti subito: "Si, voglio vivere con te, in Francia". Ti ricordi vero? La tua famiglia, i tuoi genitori, andarono fuori di sé. E tutta l'Austria, tutta la Germania. Dissero che ero un usurpatore, un rapitore. Mi accusarono di portare via "l'imperatrice". Io un francese, che non parlava una parola di tedesco. E tu, bambolina, che non parlavi una parola di francese. All'inizio ci amavamo senza scambiarci una parola. Ci guardavamo e ridevamo. Bambolina, e io ero "Pepè". Dopo qualche mese io ancora non parlavo tedesco, ma tu parlavi francese così bene che potemmo recitare in teatro. Quella volta il regista fu Visconti. Ci diceva che ci assomigliavamo, che avevamo fra le sopracciglia la stessa "V" che si increspava per la collera, per la paura di vivere, per il terrore. Lui la chiamava la "V di Rembrandt", perché diceva che nel suo autoritratto questo artista si era raffigurato con la stessa "V". Adesso ti guardo dormire e la "V di Rembrandt" è scomparsa. Adesso non hai più paura. Non stai più in agguato, non sei più preda di cacciatori. La caccia è finita e tu finalmente riposi. Ti guardo ancora e ancora e ancora. Ti conosco bene, in ogni dettaglio. So chi sei e perché sei morta. La tua indole, come si dice. A loro, agli "altri", io rispondo che l'indole di Romy era la sua indole. Questo è tutto! Lasciatemi in pace. Tu facevi male agli altri perché eri te stessa, compatta e unica. Una ragazzina che divenne una stella molto velocemente, troppo. Da questo provenivamo da una parte i tuoi capricci, i tuoi impeti di collera e le tue bambinate, sempre legittime, certo, ma con conseguenze inimmaginabili. Dall'altra, la tua autorevolezza professionale. Si, una ragazzina che non sapeva bene con cosa stesse giocando, con chi, e perché. È in questa contraddizione, e attraverso questa breccia che fanno irruzione la paura e l'infelicità. Quando ci si chiama Romy Schneider e quando si è nel fiore della propria vita e si ha la tua sensibilità e il tuo temperamento. Come si può spiegare chi eri tu e chi siamo noi, i cosiddetti "attori", come si può far capire che noi, recitando, interpretando, essendo qualcun altro da quello che realmente siamo, impazziamo e ci perdiamo? Come si può far capire la difficoltà, il bisogno di possedere un carattere forte ed equilibrato per riuscire a rimanere in qualche modo in piedi? Ma come possiamo noi, trovare questo equilibrio in questo mondo. Noi, i giocolieri, i clown, i trapezisti da circo ai quali i riflettori indicano la strada dorata? Dicesti una volta "Non so cosa io debba fare nella mia vita, ma in un film sono in grado di fare tutto". Non possono comprendere che più un attore è grande e più diventa inadatto alla vita. Greta Garbo, Marylin, Rita Hayworth…..e tu…. e mentre tu riposi io urlo e piango, piango accanto a te, piango perché questo lavoro schifoso non è un lavoro per una donna. Ed io tutto questo lo so perché l'uomo che io sono è quello che meglio di ogni altro ti ha conosciuta, quello che meglio di ogni altro ti ha capita. Perché sono anch'io un attore. Eravamo della stessa razza, bambolina, parlavamo la stessa lingua. Non possono capirci loro, gli "altri". Gli attori si, gli altri no. È inspiegabile. E quando si è una donna come te, non possono comprendere che di questo ci si può anche morire. Io ti scrivo a casaccio, senza un ordine preciso. Bambolina mia, così aggressiva, così piena di ferite. Non sei mai riuscita a capire ne ad accettare il ruolo di personaggio pubblico che tu stessa avevi scelto e che amavi. Eri un personaggio pubblico e le grandi implicazioni di questo non le hai mai comprese. Tu hai rifiutato il ruolo e tutti i ruoli che questo lavoro porta con sé. Ti sei sentita assalita, trafitta, violentata nella tua sfera personale. E tu, tu l'hai sempre saputo che il destino ti prendeva con una mano quello che ti dava con l'altra. Abbiamo vissuto insieme più di 5 anni. Tu con me, io con te. Insieme. Poi la vita….quella nostra vita che in fondo non interessava a nessuno, ci ha separati. Ma ci siamo chiamati, spesso, si proprio così, ci siamo dati dei segnali. Alla fine ci fu il film "La piscina", ci siamo ritrovati con il fine di lavorare insieme. Venni a prenderti in Germania, conobbi David, tuo figlio. Da quel film in poi tu sei mia sorella, io tuo fratello. Fra di noi tutto era chiaro, schietto. Nessun'altra passione. La nostra amicizia risiedeva nel sangue, nella somiglianza e nelle parole. E dopo ci fu nella tua vita ancora infelicità e la paura. Bambolina mia, questo lavoro così doloroso! Ho vissuto con te oppure solo al tuo fianco? Fino alla morte di David c'era il lavoro a tenerti la testa fuori dall'acqua, poi David se ne è andato e il lavoro non ti è stato più sufficiente. Non mi ha stupito affatto la triste notizia che anche tu ci avevi lasciato. Di cosa avrei dovuto stupirmi? Del tuo non-suicidio, forse. Ma non del tuo cuore distrutto. Mi sono detto: "Eccola, la fine del tunnel!". Ti guardo mentre dormi. Tuo fratello Wolfie e Laurent entrano nella stanza. Parlo con Wolfie. I nostri ricordi vanno alla mia casa di campagna. Ai doberman che ti facevano così paura. A tante altre storie…. più di 20 anni fa, in Baviera, in un piccolo paesino. Wolfie aveva 14 anni, io 23 e tu 20. Ridemmo molto quando ci fu annunciata la visita del presidente francese del "Romy Schneider fan club". Vedemmo arrivare una ragazza giovane e slanciata, con un paio di occhiali, carina….. si chiamava Bernardette. Quando tornammo a Parigi la chiamammo. Divenne la nostra segretaria, per sei anni. Lei è ancora la mia segretaria! Ti guardo mentre dormi, solo ieri eri viva e hai detto a Laurent: "Vai a dormire, io vengo fra un po', resto ancora con David ad ascoltare musica!". Questo lo hai detto ogni sera. Prima di coricarti volevi rimanere da sola con il ricordo di tuo figlio. Ti sei messa a sedere. Hai preso carta e penna e hai disegnato, per Sarah… disegnavi per la tua piccola figlia, finché non hai avuto dolori al cuore e improvvisamente.. così bella. Bella, ricca, famosa. Di cos'altro avresti avuto bisogno? Di pace, e di un po' di felicità! Ti guardo mentre dormi. Sono di nuovo solo. Mi dico: tu mi hai amato. io ti ho amata. Io ho fatto di te una francese, una star francese. Si, è per questo che mi sento responsabile. E questa terra che tu hai amato per causa mia, è diventata anche la tua patria. La Francia. Wolfie ha deciso, e anche Laurent ne ha espresso il desiderio, che tu rimanga qui per sempre in suolo francese. A Boissy. Là, dove fra un paio di giorni verrai raggiunta da tuo figlio David. In un piccolo luogo dove hai appena ricevuto le chiavi per la tua casa. Là volevi vivere, vicino a Laurent, vicino a Sarah. Là dormirai per sempre. In Francia. Vicino a noi, vicino a me. Del tuo viaggio fino a Boissy me ne sono occupato io, così da alleggerire Laurent e la tua famiglia. Ma non sarò presente né in chiesa né alla tomba. Wolfie e Laurent mi capiscono. Ti prego di perdonarmi, tu sai che io non avrei potuto in nessun modo proteggerti da questa gente avida, da questa massa di libidinosi, da questo "spettacolo" di cui hai sempre avuto paura. Perdonami. Verrò il giorno successivo e staremo da soli. Bambolina, continuo a guardarti, a guardarti ancora. Con i miei sguardi voglio inghiottirti e dirti ancora che non sei mai stata così bella e così tranquilla. Riposa in pace. Io ci sono. Da te ho imparato un po' di tedesco. Le parole:" ich liebe dich".

domenica 11 agosto 2024

Geddes, nessuna via d'uscita facile

Emily Carr, Blunden Harbour, 1930




Verbo di Gary Geddes

 

Mi feci carne;

Nuotai, impaziente,

in acque placentali.

 

Guanti di gomma

diressero il mio cranio letale

nella breccia, mi lanciarono

in mari più sottili.

 

Un quarto di buon champagne

mi schizzò lungo i fianchi,

un motore minuto

mi sospinse avanti.

 

Navi affondarono, una dopo

l’altra, le urla degli uomini

non valsero a nulla.

Cantai nell’aria,

il mio canto

infranse un pensiero di bambino.

 

Mi piantarono nei campi,

sotto ponti, nessuno

raccolse i pezzi.

Mi lanciarono su città;

la carne bruciata mi s’impuntò

in gola.

 

Mi svecchiarono, mi resero

slanciato, bello.

Divenni vanesio. Inesausta

era la mia brama.

Li osteggiai.

 

Menzionarono dio, l’onore.

Mi pulii la bocca

sulla manica.

sabato 29 giugno 2024

Fortunato, Venantius Honorius Clementianus Fortunatus

 

Venanzio Fortunato legge i suoi poemi a Radegonda, Lawrence Alma-Tadema


Per la croce del signore (Vexilla regis prodeunt) di Venanzio Fortunato


Avanzano le insegne del re:
mistero rifulge la croce,
a cui fu sospeso l’autore
della carme, nel suo corpo.

Costui trafitto da chiodi,
stese le mani ed i piedi
per la nostra redenzione,
egli fu immolato a vittima.

Ferito da lancia spietata,
ne uscirono acqua e sangue:
che detergono le macchie
di ogni nostro peccato.

Si è compiuto ciò che cantò
Davide alle genti, carme
degno di fede: “Da un legno
provenne il regno di Dio”.

Albero magnifico splendido,
ornato di regale porpora,
prescelto fra tronchi degni
del contatto di sacre membra.

Pianta beata, alle tue braccia
appeso, il riscatto del mondo
fece bilancia con il suo corpo:
all’inferno rapì la sua preda.

Aroma emana la tua corteccia,
per sapore vinci il nettare;
lieta del tuo frutto fecondo
plaudi al suo nobile trionfo.

A voi salve, altare e vittima,
gloriosi per la sua passione:
la vita essa trasse a morte,
ma la morte convertì a vita.

Ave, o croce, unica speranza:
in questo tempo di passione
accresci ai devoti la grazia,
mina ai malvagi la loro opera!

domenica 26 novembre 2023

Campo, silenzio bizantino

 

Materie, Venturino Venturi



La neve era sospesa tra la notte e le strade di Cristina Campo

 

La neve era sospesa tra la notte e le strade

come il destino tra la mano e il fiore.

 

In un suono soave

di campane diletto sei venuto…

Come una verga è fiorita la vecchiezza di queste scale.

O tenera tempesta

notturna, volto umano!

 

(Ora tutta la vita è nel mio sguardo,

stella su te, sul mondo che il tuo passo richiude).


sabato 14 ottobre 2023

Glück, selvaggio iris

Merci, Joan Mitchell

 


Fine dell’estate di Louise Glück

 

Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,
mi venne in mente il vuoto.

C’è un limite
al piacere che trovavo nella forma…

In questo non sono come voi,
non ho risoluzione in un altro corpo,

non ho bisogno
di un riparo fuori di me…

Mie povere ispirate
creazioni, siete
distrazioni, in ultimo,
puri inceppi; siete
alla fine troppo poco simili a me
per piacermi.

E così candide:
volete essere ripagate
della vostra scomparsa,
pagate tutte con qualche parte della terra,
qualche ricordo, come una volta eravate
compensate per il lavoro,
lo scriba pagato
con argento, il pastore con orzo
per quanto non è la terra
a durare, non
queste schegge di materia…

Se apriste gli occhi
mi vedreste, vedreste
il vuoto del cielo
specchiato in terra, i campi
di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve…

poi luce bianca
non più travestita da materia.

domenica 1 ottobre 2023

Soffrè, fragili ultime foglie

Paesaggio calabrese, Santoro Rubens

 



NELLA VITA di Felice Soffrè

 

Ciascun ha un invisibile telaio

in cui da trama i desideri fanno

e da spola il pensier. Va tutto l'anno

su e giù la spola se uno è triste o gaio.

 

Sol che nella tristezza il filo è nero,

con cui la spola séguita il ricamo;

ma che importa? Il tessuto, anche se gramo,

si dilunga invisibile e leggero.

 

O dolci nomi che nei cuori state

e come in una serra ivi fiorite,

quante volte per voi furono ordite

le trame del destino scompigliate?

 

Poi che il destino un monellaccio pare;

di diverte a disfar ciò che facciamo:

e noi del ragno la pazienza abbiamo,

e rifacciamo ciò ch'ei suol disfare.


domenica 24 settembre 2023

Matacotta, il taccuino orfico

 

Naufragio, Luigi Spazzapan 





Il segreto di Franco Matacotta

 

 Su questa tomba degli anni

 Su questa grata di nere parole

 Una mano di luce

 Come un miracolo

 Come un lampo improvviso

 Come un fiordaliso sul vetro

 

Essere puri

Questo è il segreto.

 



domenica 17 settembre 2023

Calogero, poco suono come se scrivessi versi

 

Il passeggiatore solitario, Luca Alinari



TUTTO ERA CALMO SOLARE di Lorenzo Calogero

 

Io mi ricordo dei tempi passati, antichi.

Tutto era accolto nel calmo

taciturno lento svolgersi delle stagioni,

nel regolare solare ciclo del giorno.

Tutto si muoveva lento quieto,

quasi senza un perché.

Ascoltavo la prima voce dei pastori

al limite dei tempi solitari,

finché non me la ritoglieva

la voce impetuosa del vento.

Camminavo per ridesti ridenti sentieri.

Là si fermava la prima

mia giovanile speranza.

Dentro quel chiuso sole

si muovevano i miei primi passi.

L’urlo delle passioni

non era ancora solitario entrato

nel cavo delle vene a scuotermi.

 

Tutto era calmo solare

come un giorno aperto.


lunedì 3 luglio 2023

Bahdanovič, ghirlanda dantesca dell’est

 


Dipinto di Valentin Gubarev




C'è un fascino nel dimenticato di Maksim Adamavič Bahdanovič

 

C’è un fascino nel dimenticato, nell’antico;

È piacevole per noi scrollarci di dosso la polvere dei secoli

E vivere nel passato - così saggio, glorioso –

 

Ci piace ricordare i vecchi tempi

Cerchiamo avidamente gli antichi poeti,

Che almeno la nostra anima possa annegare nel passato.

 

E così mi sono rivolto ai rondò, ai sonetti,

E il mio verso oscuro ha brillato luminoso:

Come la luna brilla di luce riflessa

Così i versi brillano della bellezza delle forme antiche!


domenica 25 giugno 2023

Bluwstein, se per ordine del fato

 

Dipinto di Israele Tsvaygenbaum 




Non congiunto di Rachel Bluwstein

 

Non congiunto, eppure così vicino,

non straniero, eppure così lontano,

uno stupore confuso infonde

il tocco delicato.

 

Ricordi? Chiudevano i muri da ogni parte

e sopra una folla sconosciuta

da ragnatele di sguardi si tesseva

un ponte – un segno.

 

Se mi hai ferita, benedetto il dolore.

Possiede il dolore finestre cristalline.

Il mio sentiero corre ai margini delle vie maestre,

è calmo il mio cuore.


***

 

לֹא נָכְרִי – וְכָל כָּךְ רָחוֹק,

וּתְמִיהָה נְבוֹכָה יִצֹּק

הַמַּגָע הָרָךְ.

 

הֲתִזְכֹּר? סָגְרוּ הַקִּירוֹת

וּמֵעַל לֶהָמוֹן הַזָּר

מִקּוּרֵי-מַבָּטִים נִשְׁזַר

גֶּשֶׁר – אוֹת.

 

אִם הִכְאַבְתָּ – בָּרוּךְ הַכְּאֵב

יֵשׁ לַכְּאֵב חַלּוֹנוֹת צַחִים,

נְתִיבִי בְּצִדֵּי דְרָכִים

וְלִבִּי שָׁלֵו.

domenica 11 giugno 2023

Maironis, la giovane Lituania

 

Banconote, Lituania, 20 Litu



Perirò come fumo non toccato dai venti di Maironis

 

Perirò come fumo, non toccato dai venti,

E nessuno ricorderà il mio nome!

Così tante migliaia sono vissute e sono perite,

Ma ora, chi indovinerà i loro nomi?

 

Come le onde del mare, come i pensieri dell'uomo

Le azioni del mondo cambiano!

Dove sono i Sardi? O Atene? O dove sono i famosi

Uomini romani e le loro opere?

 

Quali sono le mie sofferenze? Quella ispirazione?

Quei lampi lampeggianti dello spirito!..

Solo flusso di sangue, solo battito di cuore,

Che presto non ci sarà più!

 

Le mie canzoni dimenticheranno! Altri poeti

Cercherà la cara ispirazione.

Quella stella luminosa da lontano brillerà anche a loro,

Ma li ingannerà, come ha ingannato me!

 

E qual è quella gloria, esaltata nelle canzoni?

Un'ombra che corre al fianco!

Scomparso l'uomo: e i suoi sogni e le sue speranze

Sfocato, come le prime luci dell'alba!

 

 

 

***

 

 

 

Išnyksiu kaip dūmas, neblaškomas vėjo, Maironis

 

Išnyksiu kaip dūmas, neblaškomas vėjo,

Ir niekas manęs neminės!

Tiek tūkstančių amžiais gyveno, kentėjo,

O kas jų bent vardą atspės?

 

Kaip bangos ant marių, kaip mintys žmogaus,

Taip mainos pasaulio darbai!

Kur Sardės? Atėnai? Ar Rymo garsaus

Kur vyrai ar jų veikalai?

 

O kas mano kančios? Ar tas įkvėpimas?

Tie dvasios sumirgę žaibai!..

Tik kraujas sujudęs, širdies tik plakimas,

Kuriems nebužilgo - kapai!

 

Užmirš mano giesmes! Poetai kiti

Ieškos įkvėpimo brangaus;

Ir jiems ta žvaigždė švies iš tolo skaisti,

Bet vėl kaip mane ji apgaus!

 

Ir kas ta garbė, giesmėmis apdainuota?

Šešėlis, kurs bėga greta!

Išnyko žmogus: ir svajota-sapnuota

Išblyško kaip ryto aušra!


domenica 21 maggio 2023

Iqbal, sir padre spirituale del Pakistan

 

Untitled, 1961, Ahmed Parvez




La bellezza e l'amore di Muhammad Iqbal

 

Proprio come la barca d'argento della luna è affogata

Nella tempesta di luce del sole al sorgere del sole

 

Proprio come il loto simile alla luna scompare

Dietro il velo di luce nella notte illuminata dalla luna

 

Proprio come il palmo radioso del Mosa nello splendore del Nur

E la fragranza del bocciolo nell'onda della brezza del giardino

Simile è il mio cuore nel diluvio del tuo amore

Se tu sei l'assemblea, io sono lo splendore dell'assemblea

Se tu sei il tuono della Bellezza, io sono il prodotto dell'Amore

 

Se sei l'alba, le mie lacrime sono la tua rugiada

Se sono la notte del viaggiatore, tu sei il mio crepuscolo

 

Il mio cuore custodisce le tue ciocche di capelli arruffati

Il mio smarrimento è creato dalla tua immagine

La tua bellezza è perfetta, il mio amore è perfetto

Sei la brezza primaverile per il giardino della mia poesia

Hai dato tranquillità alla mia inquieta immaginazione

 

Da quando il tuo amore ha preso dimora nel mio petto

Nuove luci sono state aggiunte al mio specchio

 

La natura dell'amore riceve stimoli per la perfezione dalla bellezza

Gli alberi della mia speranza sono fioriti grazie al Tuo favore

La mia roulotte è giunta a destinazione.

domenica 7 maggio 2023

Machado, generazione del ‘98

 

Still Life with Guitar, Juan Gris

    

 


Notte di maggio di Antonio Machado

 

Era una notte del mese

di maggio, azzurra e serena.

Sull’azzurro cipresso

il plenilunio brillava,

illuminando la fonte

dove l’acqua zampillava

or sì or no singhiozzando.

 

Solo la fonte udiva.

Poi d’occulto usignolo

si sentì il motivo.

Ruppe raffica di vento

la curva dello zampillo.

E una dolce melodia

vagò per tutto il giardino:

un musicante tra i mirti

il suo violino suonava.

lunedì 1 maggio 2023

Papini, un uomo in finito



Caricatura di Papini, C. Carrà - A. Soffici




FAMMI TORNAR BAMBINO di Giovanni Papini

 

Nella concavità delle valli benedette

passan fiumi dorati tra vinchi e violette;

le piante rabbellite di petali e d’uccelli

offron disegni d’ombre ai giochi degli agnelli;

le belle foglie nuove dell’erbe prataiole

sembrano lingue verdi che assaporano il sole.

Pastori senza greggi, branchi senza pastori

si stendono felici sui primaticci fiori,

e due bovi incantati alla metà del solco

ascoltan, bianchi e fermi, il canto del bifolco.

L’aria giovane tesa sopra i colli celesti

illumina di pace gli spartimenti agresti.

O santità perduta del mio cielo infantile,

oggi recuperata nella luce d’aprile,

fammi tornar fanciullo in valle di riposo

quando tutto era sacro, puro e miracoloso;

fammi tornar bambino, quando tutto era mio

ciò che alla dolce terra ha regalato Iddio!