sabato 17 ottobre 2020

Berryman, Yeats confessionale

 

Trodden Weed, Andrew Wyeth




La confessione d’Enrico di John Berryman

 

Nessun disastro da un po’ di tempo in qua.

Come spiega? –Lo spiego, Signor Ossa,

co’ ’sta strana, sorprendente sobrietà.

Modello di virtù, né donne né telefono,

che guai può capitargli al Signor Ossa?

–Se la vita è un sandwich di fazzoletti

 

in pudore di morte mi ricongiungo a mio padre

che tanto tempo fa osò lasciarmi.

Una pallottola sul portico di cemento

presso un soffocante mar meridionale

stramazzato su un’isola, accanto al mio ginocchio.

–Lei è ’no strazio, Signor Ossa,

 

eccole questo fazzoletto, ora metta

il piede sinistro vicino al destro mio,

spalla a spalla, e tutta la manfrina,

sotto braccio, presso il magnifico mare,

canticchi un po’, Signor Ossa.

–Non vidi nessuno venire, e allora ci andai io.


sabato 10 ottobre 2020

Glück, il trionfo delle solitudini

 

dipinto di Iris Scott

Fine dell’estate di Louise Glück

 

Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,

mi venne in mente il vuoto.

 

C’è un limite

al piacere che trovavo nella forma…

 

In questo non sono come voi,

non ho risoluzione in un altro corpo,

 

non ho bisogno

di un riparo fuori di me…

 

Mie povere ispirate

creazioni, siete

distrazioni, in ultimo,

puri inceppi; siete

alla fine troppo poco simili a me

per piacermi.

 

E così candide:

volete essere ripagate

della vostra scomparsa,

pagate tutte con qualche parte della terra,

qualche ricordo, come una volta eravate

compensate per il lavoro,

lo scriba pagato

con argento, il pastore con orzo

per quanto non è la terra

a durare, non

queste schegge di materia…

 

Se apriste gli occhi

mi vedreste, vedreste

il vuoto del cielo

specchiato in terra, i campi

di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve…

 

poi luce bianca

non più travestita da materia.


sabato 26 settembre 2020

Rebora, sacerdote lirico

Vent porta nev a Miazzina, Vittore Grubicy de Dragon



 

Dall'immagine tesa di Clemente Rebora

 

Dall'immagine tesa

vigilo l'istante

con imminenza di attesa -

e non aspetto nessuno:

nell'ombra accesa

spio il campanello

che impercettibile spande

un polline di suono -

e non aspetto nessuno:

fra quattro mura

stupefatte di spazio

più che un deserto

non aspetto nessuno:

ma deve venire;

verrà, se resisto,

a sbocciare non visto,

verrà d'improvviso,

quando meno l'avverto:

verrà quasi perdono

di quanto fa morire,

verrà a farmi certo

del suo e mio tesoro,

verrà come ristoro

delle mie e sue pene,

verrà, forse già viene

il suo bisbiglio.

 


domenica 20 settembre 2020

Chodasevič, la lira della notte europea

Elisium, Léon Bakst


Ballata di Vladislav Chodasevič

 

Siedo nella mia stanza rotonda,

Siedo, dall’alto rischiarato.

Guardo il sole da venti candele

Lassù nel cielo intonacato.

 

Intorno – come me rischiarati,

Il tavolo, i lisi divani.

Siedo – e nello sgomento non so più

Dove posare le mie mani.

 

Sui vetri silenzioso fiorisce

Un gelido bianco palmeto.

Nel taschino del gilè martella

L’orologio il suo toc inquieto.

 

Oh, della mia vita senza scampo

Inerte, misera povertà!

A chi confidare come io sento

Per me e per queste cose pietà?

 

Ed ecco comincio ad oscillare,

Tenendo serrati i ginocchi,

E a un tratto in versi a parlare prendo

Con me stesso, chiudendo gli occhi.

 

Sconnessi, appassionati discorsi!

Discorsi senza alcun costrutto,

Ma i suoni son più veri del senso,

La parola – più forte di tutto.

 

E musica, musica, musica

Al mio canto si avvince,

E sottile, sottile, sottile

Una lama allor mi trafigge.

 

Io emergo al di sopra di me stesso,

Mi erigo sulla morta esistenza,

I piedi nella fiamma nascosta,

La fronte negli astri scorrenti.

 

E vedo con occhi smisurati –

Con occhi, forse, di serpente –

Come il canto selvaggio ascoltano

Le mie tristi cose da niente.

 

E a un fluido ritmico vortice

Tutta la stanza si abbandona,

E qualcuno la pesante lira

Attraverso il vento mi dona.

 

E non c’è più il cielo intonacato

E il sole da venti candele:

Su nere rocce levigate

Orfeo poggia i piedi lieve.


martedì 8 settembre 2020

Cappelli, anima delicata

 

La poetessa Graziella Cappelli 


Risalire i colli di Graziella Cappelli


Risalire i colli
e sul crinale
la valle
adagiata nel verde.

Lascio la veste arida
m'irradio
sono luce
nel risveglio.

Alla deriva
di nubi fuggiasche
depongo
un sogno innocente.

lunedì 7 settembre 2020

Galloni, l’estate della poesia italiana

 

Il poeta Gabriele Galloni


Testo tratto da “L’estate del mondo” di Gabriele Galloni

 

Eccoci finalmente all’ultimissima

riva del mondo; vi arriviamo nudi

via terra. Aspetteremo qui la fine

ora che niente abbiamo più alle spalle;

sarà la nostra vita come l’occhio

di un dio cieco – la vita come questo

mare che non sprofonda mai in abisso.

*** 

Soltanto c’è da definire i nomi

che nuovi diamo alle cose e ai viventi.

Perché di questo molto ci appartiene;

ci apparterrà per sempre. Dammi un nome –

fai sì che duri in questo e in altri eoni.

Un nome; io farò con te lo stesso.

*** 

Non costruiremo mai nessuna casa;

dormiremo tra impronta e impronta sulla

sabbia, lasciando che la pelle faccia

di sé insanabile ferita giorno

dopo giorno.  E così via fino all’ultimo

ramo del tempo; fino al giorno in cui

concessa ci sarà un’assoluzione

definitiva da ogni corpo a corpo.

 

 


domenica 6 settembre 2020

Moscardelli, Sirio di Ur

 

Mattinata di settembre, Alfred Sisley


Settembre di Nicola Moscardelli

 

Settembre, incanto di convalescente

che giocando con nulla si contenta,

uva d'ambra che imbiondisce lentamente

sotto i soffi del tramonto

veleggiante alto sui monti,

seta tiepida innocente

delle foglie saltellanti

verso qualche ignoto mare

come farfalle gracili rinate

col vestitino d'estate sbiadito,

verde brina di stelle trasparenti

sul giallore della terra illanguidita,

un canto alla lontana che si sente e non si sente

come quando uno sogna e si lamenta

con la sua bocca spenta.


sabato 29 agosto 2020

Cesarić, autunno e sobborgo

 

Dipinto di Ivan Generalić


Mattino d’autunno di Dobriša Cesarić

 

Mi vestìi.

Mi accostai alla finestra,

Vidi fuori: l’autunno.

Entra l’amico col mantello bagnato

E tutta la stanza profuma di pioggia.

Non dice nemmeno: ciao!

Si accomoda.

Esaltato

Pronuncia: «L’autunno».

 

Fu così fresca quella parola

Quasi un’arancia sul ramo

Dopo la pioggia.