domenica 7 febbraio 2021

Miłosz, prigioniero familiare alla speranza

 

Costruzione con una mano, Louis Marcoussis



La speranza c’è, quando uno crede di Czeslaw Milosz


La speranza c’è, quando uno crede

che non un sogno, ma corpo vivo è la terra,

e che vista, tatto e udito non mentono.

E tutte le cose che qui ho conosciuto

son come un giardino, quando stai sulla soglia.

 

Entrarvi non si può. Ma c’è di sicuro.

Se guardassimo meglio e più saggiamente

un nuovo fiore ancora e più d’una stella

nel giardino del mondo scorgeremmo.

 

Taluni dicono che l’occhio ci inganna

e che non c’è nulla, sola apparenza.

Ma proprio questi non hanno speranza.

Pensano che appena l’uomo volta le spalle

il mondo intero dietro a lui più non sia,

come da mani di ladro portato via.

 


giovedì 28 gennaio 2021

Lamb, il romantico e misterioso Elia

 

Ritratto di Charles Lamb



I vecchi volti familiari di Charles Lamb

 

Avevo una madre, ma è morta, mi ha lasciato,

È morta prematuramente in un giorno d’orrore –

Tutti, tutti sono andati, i vecchi volti familiari.

 

Come un fantasma ho percorso i luoghi della mia infanzia,

La terra appariva come un deserto che ero obbligato ad attraversare,

Cercando di trovare i vecchi volti familiari.

 

Amico del mio cuore, tu sei più di un fratello,

Perché non nascesti nella dimora del padre mio?

Così avremmo parlato dei vecchi volti familiari.

 

Alcuni sono morti e altri mi hanno abbandonato,

E alcuni mi sono stati tolti; tutti sono andati via –

Tutti, tutti sono andati, i vecchi volti familiari.

 

 


mercoledì 6 gennaio 2021

Baganzani, poeta di Verona e di Ferrara

 

Adorazione dei magi di Gaetano Previati



Alla Befana di Sandro Baganzani (1889-1950)

 

Befana sicuro con lo scialle di lana

e la cuffia

a cavallo di un raggio di luna

arrivi dalla Mecca

arrivi forse da più distante,

dal paese dove le piante

sono cariche sempre di verzura

dentro i giocondi orti,

per portare i tuoi doni

ai fanciulli più buoni.

A me, cosa mi porti?

Giocattoli strani, dorate delizie,

datteri, dolci è il tuo carico.

Per i camini versi

le ceste ricolme,

ricolmi le calze

sospese sul davanzale.

Hai le ale per volare dove vuoi.

Ma se puoi

fammi ancora camminare

in letizia tranquilla

lungo le campestri vie,

ch'io mi commuova, se squilla

un richiamo di avemarie:

ch'io pieghi i ginocchi davanti

il dolcissimo riso

di Colei che non mente.

Ch'io ami le viole selvatiche

la tristezza dei tramonti,

l'odore paesano

delle corti sui miei monti.

E così,

fortemente amando

invecchiare fammi,

ma accanto ch'io senta

all'unisono il cuore palpitare

di colei che è eternamente giovine.

 

Befana,

che arrivi dalla Mecca

arrivi forse da più distante,

sai bene come si chiama

la mia «Non conosciuta amante»!