lunedì 1 maggio 2023

Papini, un uomo in finito



Caricatura di Papini, C. Carrà - A. Soffici




FAMMI TORNAR BAMBINO di Giovanni Papini

 

Nella concavità delle valli benedette

passan fiumi dorati tra vinchi e violette;

le piante rabbellite di petali e d’uccelli

offron disegni d’ombre ai giochi degli agnelli;

le belle foglie nuove dell’erbe prataiole

sembrano lingue verdi che assaporano il sole.

Pastori senza greggi, branchi senza pastori

si stendono felici sui primaticci fiori,

e due bovi incantati alla metà del solco

ascoltan, bianchi e fermi, il canto del bifolco.

L’aria giovane tesa sopra i colli celesti

illumina di pace gli spartimenti agresti.

O santità perduta del mio cielo infantile,

oggi recuperata nella luce d’aprile,

fammi tornar fanciullo in valle di riposo

quando tutto era sacro, puro e miracoloso;

fammi tornar bambino, quando tutto era mio

ciò che alla dolce terra ha regalato Iddio!


lunedì 10 aprile 2023

Pezzani, difesa artistica del segno

L’angelo musicante, Vincenzo Irolli 



L’Angelo di Renzo Pezzani 

 

Son sicuro che c’è

un Angelo con me,

che mi cammina al fianco

muto, soave, bianco.

E se aiuto gli chiedo

m’aiuta e non lo vedo.

Viene così leggero

che l’erba del sentiero

al suo passo non cede.

 

Deve aver scalzo il piede

com’uomo di fatica

che non soffre l’ortica

che non soffre lo spino; ..

un piede di bambino.

Se beve a un’acqua fonda,

beve e non lascia onda,

e gli si specchia il volto

nel cielo capovolto;

né la nube del fiato

se la neve è nel prato,

gli veggo. Eppur egli è

vivo, vicino a me.

domenica 26 marzo 2023

Ser Lapo, vulgaris excellentiam

 

Madonna col bambino di San Lorenzo alle rose, Taddeo Gaddi 




Questa rosa novella di Lapo Gianni

 

Questa rosa novella

che fa piacer sua gaia giovanezza,

mostra che gentilezza,

Amor, sia nata per vertù di quella.

S’i’ fossi sofficiente

di raccontar sua maraviglia nova

diria come natura l’ha adornata;

ma io non son possente

di saper allegar verace prova:

dil’ tu, Amor, che serà me’ laudata.

Ben dico una fïata

levando gli occhi per mirarla fiso,

presemi ’l dolce riso

e li occhi suoi lucenti come stella.

Allora bassai li mei

per lo tuo raggio che mi giunse al core

entro in quel punto ch’io la riguardai.

Tu dicesti: costei

mi piace segnoreggi ’l tuo valore

e servo a la tua vita le sarai.

Ond’io ringrazio assai,

dolce signor, la tua somma grandezza,

ch’i’ vivo in allegrezza

pensando a cui mia alma hai fatt’ancella.

Ballata giovincella,

dirai a quella ch’ha la bionda trezza

ch’Amor, per la sua altezza

m’ha comandato i’ sia servente d’ella.