domenica 13 novembre 2022

Sepehri, il viaggiatore d’oriente

 

Il villaggio di Damavand, Kamal-ol-Molk



Edera di Sohrāb Sepehri

 

Passavo dal confine del mio sogno

l’ombra oscura di un’edera

era ricaduta su tutta questa rovina.

Quale impavido vento

portò mai il seme di quest’edera nel territorio del mio sogno?

 

Dietro le vitree porte delle visioni

nella palude senza sfondo degli specchi

ove morivo un pezzo di me, cresceva un’edera

come se attimo dopo attimo si versasse nel mio vuoto

ed io nel suono del suo sbocciare

attimo dopo attimo morissi me stesso.

Crolla il tetto del portico

e il ramoscello dell’edera si attorciglia intorno a tutte le colonne.

Quale impavido vento

portò mai il seme di quest’edera nel territorio del mio sogno?

 

Crebbe l’edera

spuntò il suo ramoscello dal fondo del mio trasparente sogno.

fui nella visione

arrivò l’alluvione del risveglio.

Aprii gli occhi [immersi] nella rovina del sogno:

l’edera si era attorcigliata a tutta la mia vita,

nelle sue vene, ero io che scorrevo.

La sua vita in me aveva radici

era tutto me stesso.

Quale impavido vento

portò mai il seme di quest’edera nel territorio del mio sogno?


domenica 23 ottobre 2022

Giudici, la vita in versi

 

Trinité sur mer, Renato Birolli



LA VITA IN VERSI di Giovanni Giudici

 

Metti in versi la vita, trascrivi

fedelmente, senza tacere

particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

 

Ma non dimenticare che vedere non è

sapere, né potere, bensì ridicolo

un altro volere essere che te.

 

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano

complicità di visceri, saettano occhiate

d’accordi. E gli astanti s’affacciano

 

al limbo delle intermedie balaustre:

applaudono, compiangono entrambi i sensi

del sublime – l’infame, l’illustre.

 

Inoltre metti in versi che morire

è possibile a tutti più che nascere

e in ogni caso l’essere è più del dire.

sabato 17 settembre 2022

Frénaud, macchina inutile

 

Il villino del poeta, Alessandro Tofanelli



La casa ideale di André Frénaud

(traduzione di Giorgio Caproni)

 

L'ho proferita in pietre asciutte, la mia casa,

perché i gattini ci nascano, nella mia casa

perché i sorci ci si trovino, nella mia casa

perché i piccioni vi s'infilino, la controra vi crogioli,

quando i gran soli vi ammiccano nei cantucci.

Perché i bimbi vi giochino con nessuno,

voglio dir col vento caldo, con gli ippocastani.

Per questo non c'è tetto sulla mia casa,

né tu né io nella mia casa,

né schiavi, né padroni, né ragioni,

né statue, né palpebre, né paura,

né armi, né lacrime, né religione,

né alberi, né spesse mura, né altro se non per ridere.

Per questo è così ben costruita la mia casa.