domenica 11 settembre 2022

Elisabetta, Regina Gloriosa

 Elisabetta I con l'ermellino, William Segar 



On Monsieur's Departure by Elizabeth I

 

I grieve and dare not show my discontent,

I love and yet am forced to seem to hate,

I do, yet dare not say I ever meant,

I seem stark mute but inwardly do prate.

I am and not, I freeze and yet am burned,

Since from myself another self I turned.

 

My care is like my shadow in the sun,

Follows me flying, flies when I pursue it,

Stands and lies by me, doth what I have done.

His too familiar care doth make me rue it.

No means I find to rid him from my breast,

Till by the end of things it be supprest.

 

Some gentler passion slide into my mind,

For I am soft and made of melting snow;

Or be more cruel, love, and so be kind.

Let me or float or sink, be high or low.

Or let me live with some more sweet content,

Or die and so forget what love ere meant.


***

 

Sulla partenza del mio Signore di Elisabetta I

 

Mi addoloro e non oso mostrare il mio scontento,

Amo ed eppure sono forzata a sembrare d'odiare,

Lo faccio, eppure non oso dire di averlo mai voluto,

Sembro completamente muta ma interiormente ciarlo davvero.

Sono e non sono, gelo ed eppure ardo,

Poiché mi sono rivolta dal mio io ad un altro.

 

Il mio affanno è come la mia ombra nel sole,

Mi segue volando, vola quando la inseguo,

Sta e giace a fianco a me, fa quello che ho fatto.

Le sue troppo intime attenzioni me ne fanno pentire.

Non trovo alcun modo per liberarmi di lui dal mio petto,

Fino a che infine non sia soffocato.

 

Una passione più delicata mi scivola nella testa,

Perché sono soffice e fatta di neve che si scioglie;

O sii più crudele, amore, e dunque sii gentile.

Lasciami o stare a galla o affondare, essere importante o misera.

O lasciami vivere con una contentezza più dolce,

O morire e quindi dimenticare cosa significasse prima l'amore.

 

domenica 28 agosto 2022

Carver, scatole minimaliste

 

To a summer day, Bridget Riley


Il momento più bello della giornata di Raymond Carver

 

Fresche sere d’estate.

Le finestre aperte.

Le luci accese.

La fruttiera colma.

E il tuo capo sulla mia spalla.

Questi sono i momenti più felici della giornata.

 

Insieme alle prime ore del mattino,

naturalmente. E quegli attimi

subito prima di pranzo.

E il pomeriggio e

le prime ore della sera.

Ma davvero adoro

 

queste serate estive.

Ancor più, mi sa,

di quegli altri momenti.

Il lavoro quotidiano finito.

E nessuno più che ci disturbi, adesso.

Né mai.

 


giovedì 9 giugno 2022

Vallejo, araldo umano e verticale

 

Profile of Head, Cesar Moro



Gli araldi neri di Cesar Vallejo

 

Ci sono colpi nella vita, così forti… Io non so!

Colpi come dell’odio di Dio; come se di fronte ad essi

la risacca di tutto il sofferto

ristagnasse nell’anima… Io non so!

 

Sono pochi; però sono… Aprono scuri solchi

sul volto più fiero e sul dorso più forte.

Saranno forse i puledri dei barbari attila;

o gli araldi neri che ci manda la Morte.

 

Sono le cadute profonde dei Cristi dell’anima,

di qualche fede da adorare che il Destino blasfema.

Questi colpi sanguinosi sono le crepitazioni

di qualche pane che nella porta del forno ci si brucia.

 

E l’uomo… Povero… povero! Gira gli occhi, come

quando sopra la spalla ci chiama una manata;

gira gli occhi folli, e tutto il vissuto

ristagna, come pozzo di colpa, nello sguardo.

 

Ci sono colpi nella vita, così forti… Io non so!



***

 

 

Los heraldos negros de Cesar Vallejo

 

Hay golpes en la vida, tan fuertes… ¡Yo no sé!

Golpes como del odio de Dios; como si ante ellos,

la resaca de todo lo sufrido

se empozara en el alma… ¡Yo no sé!

 

Son pocos, pero son… Abren zanjas oscuras

en el rostro más fiero y en el lomo más fuerte.

Serán tal vez los potros de bárbaros atilas;

o los heraldos negros que nos manda la Muerte.

 

Son las caídas hondas de los Cristos del alma,

de alguna fe adorable que el Destino blasfema.

Esos golpes sangrientos son las crepitaciones

de algún pan que en la puerta del horno se nos quema.

 

Y el hombre… ¡Pobre… pobre! Vuelve los ojos, como

cuando por sobre el hombro nos llama una palmada;

vuelve los ojos locos, y todo lo vivido

se empoza, como un charco de culpa, en la mirada.

 

Hay golpes en la vida, tan fuertes… ¡Yo no sé!