domenica 9 agosto 2020

Attar, il verbo mistico

 

Serpente e farfalle nel bosco, Otto Marseus van Schrieck





Allegoria delle farfalle di Farid al-Din 'Attar

 

Una notte le farfalle si riunirono

in assemblea, volevano conoscere

che cosa fosse una candela. E dissero:

“Chi andrà a cercar notizie su di essa?”

 

La prima andò a volare intorno a un castello

e da lontano, dall’esterno vide

una luce che brillava. Tornò

e con parole dotte la descrisse.

Ma una saggia farfalla – presiedeva

lei l’assemblea – le disse:

“Tu nulla sai”.

 

Ed un’altra partì, si avvicinò

arrivò sino a urtare nella cera.

Nei raggi della fiamma fece svoli.

Tornò, raccontò quello che sapeva.

Ma la farfalla saggia disse: “Tu,

tu nulla più della prima hai conosciuto”.

 

Un terza si mosse infine, ed ebbra entrò

battendo le ali forte nella fiamma

tese il corpo alla fiamma, l’abbracciò

in essa si perdette piena di gioia

avvolta tutta nel fuoco, di porpora

divennero le sue membra, tutte fuoco.

 

E quando di lontano la farfalla

saggia la vide divenuta una

cosa sola con la candela, e tutta luce

disse: “Lei sola ha toccato la meta, lei sola sa”.

 

Chi più di sé è dimentico

quello tra tutti sa.

Finché non oblierai

il tuo corpo, la tua anima,

che cosa mai saprai

dell’Amata?

 


domenica 2 agosto 2020

Corso, beat italian generation


Allen Ginsberg e Gregory Corso a New York (1973)



Nella mano fuggevole del tempo di Gregory Corso

 

Sui gradini del manicomio luminoso

odo la campana barbuta battere per il prato di bosco

l'estremo rintocco del mio mondo

salgo ed entro in una infuocata assemblea di cavalieri

questi ignari della mia presenza espongono piani di pergamena

e con dita inguainate fanno risalire il mio arrivo

su su fino a quando stavo sui neri gradini di Roma Nerone con la cetra

nelle mie braccia il filosofo lamentoso

l'estremo singulto della storia folle

Ora la mia presenza è nota

il mio arrivo segnato da macchie miniate

Le grandi vetrate del Paradiso si aprono

In polvere radiosa si disfano le tende del Passato

Arrivano in volo stormi di uccelli multicolori

Ali lievi lucenti oh la meraviglia della luce

Il Tempo mi prende per mano

nato il 26 marzo 1930 sono sospinto a 100 all'ora sul vasto mercato della scelta

cosa scegliere? cosa scegliere?

Oh - - - e lascio la mia camera arancione del mito

nessuna possibilità di mettere sotto chiave i miei giocattoli di Zeus

Scelgo la camera di Bleecker Street

Una madre bambina mi ingozza con un pallido seno milanese

Poppo mi divincolo grido oh madre olimpia

strano questo seno per me

Nevi

Decennio di asfalto ghiacciato cavalli condannati

Sogni deboli   Corridoi scuri della Scuola Pubblica 42   Tetti   Piccioni con colli di topo

Sospinto a 100 all'ora per queste strade mafiose fin troppo reali

profondamente depongo le mie ali d'Ermes

 

Oh Tempo sii misericordioso

gettami sotto la tua umanità di automobili

dammi in pasto a giganteschi grattacieli grigi

riversa il mio cuore nei tuoi ponti

io rinuncio alla mia lira d'orfica futilità

 

E per tale tradimento salgo questi luminosi pazzi gradini

ed entro in questa stanza di luce paradisiaca

effimero

Il tempo

un cane lungo lunghissimo dopo aver rincorso la sua coda orbitante

viene ad afferrarmi la mano

e mi guida nella vita condizionale


domenica 26 luglio 2020

Lowell, il delfino della poesia americana


Copertina del libro di Robert Lowell





Mr. Edwards e il ragno di Robert Lowell

 

Vidi i ragni camminare nell’aria,

galleggiando d’albero in albero quel giorno stantio

del tardo agosto quando il fieno

giungeva cigolando al fienile. Ma dove

il vento è dell’ovest,

dove il nocchioso novembre fa volare i ragni

nelle apparizioni del cielo,

essi cercano soltanto pace e muoiono

presto dirigendosi a levante, verso l’alba e il mare;

 

che cosa siamo nelle mani del grande Iddio?

Invano tu ponesti spine e rovi

in ordine di battaglia contro il fuoco

e il tradimento crepitante nel tuo sangue;

poiché le aspre spine s’ammansano

e non faranno nulla per opporsi alla fiamma;

le tue ferite narrano la partita senza scampo

che tu giochi contro una malattia che non puoi curare.

Quanto saranno forti le tue mani? Quanto resisterà il cuore?

 

Una cosa minuta, un vermiciattolo,

o un ragno con emblema di clessidra, si racconta,

può uccidere una tigre. Rispecchierà

il morto la natura e dichiarerà

ai quattro venti il lezzo

e il lampo della sua autorità? È giusto

se Dio che ti trattiene sul pozzo dell’inferno,

come uno tiene un ragno, distruggerà,

confonderà e dissolverà la tua anima. Da fanciullo

nella palude di Windsor, vidi il ragno morire

gettato nelle viscere del fuoco feroce:

non c’è lunga lotta, nessun desiderio

di rimettersi in piedi e fuggire –

allunga le zampe

e muore. Questo è l’ultimo rifugio del peccatore,

sì, e nessuna forza usata sulla calura

ritempra allora la volontà soppressa, quando dolorante

e pieno di fuoco esso sibilerà sul mattone.

 

Ma chi può misurare fino in fondo l’inabissarsi di quell’anima?

Josiah Hawley, immaginati messo

in una fornace di mattoni la cui vampa

fa carbone dei tuoi teneri organi vitali –

se misurato con la clessidra

come parrà bruciare a lungo! Lascia passare

un minuto, dieci, dieci trilioni; ma la fiamma

è infinita, eterna: questa è la morte,

morire e saperlo. Questa è la Vedova Nera, la morte.