giovedì 9 giugno 2022

Vallejo, araldo umano e verticale

 

Profile of Head, Cesar Moro



Gli araldi neri di Cesar Vallejo

 

Ci sono colpi nella vita, così forti… Io non so!

Colpi come dell’odio di Dio; come se di fronte ad essi

la risacca di tutto il sofferto

ristagnasse nell’anima… Io non so!

 

Sono pochi; però sono… Aprono scuri solchi

sul volto più fiero e sul dorso più forte.

Saranno forse i puledri dei barbari attila;

o gli araldi neri che ci manda la Morte.

 

Sono le cadute profonde dei Cristi dell’anima,

di qualche fede da adorare che il Destino blasfema.

Questi colpi sanguinosi sono le crepitazioni

di qualche pane che nella porta del forno ci si brucia.

 

E l’uomo… Povero… povero! Gira gli occhi, come

quando sopra la spalla ci chiama una manata;

gira gli occhi folli, e tutto il vissuto

ristagna, come pozzo di colpa, nello sguardo.

 

Ci sono colpi nella vita, così forti… Io non so!



***

 

 

Los heraldos negros de Cesar Vallejo

 

Hay golpes en la vida, tan fuertes… ¡Yo no sé!

Golpes como del odio de Dios; como si ante ellos,

la resaca de todo lo sufrido

se empozara en el alma… ¡Yo no sé!

 

Son pocos, pero son… Abren zanjas oscuras

en el rostro más fiero y en el lomo más fuerte.

Serán tal vez los potros de bárbaros atilas;

o los heraldos negros que nos manda la Muerte.

 

Son las caídas hondas de los Cristos del alma,

de alguna fe adorable que el Destino blasfema.

Esos golpes sangrientos son las crepitaciones

de algún pan que en la puerta del horno se nos quema.

 

Y el hombre… ¡Pobre… pobre! Vuelve los ojos, como

cuando por sobre el hombro nos llama una palmada;

vuelve los ojos locos, y todo lo vivido

se empoza, como un charco de culpa, en la mirada.

 

Hay golpes en la vida, tan fuertes… ¡Yo no sé!

 


domenica 8 maggio 2022

De Amicis, cuore di mamma

 

Cuore, copertina di un'edizione Garzanti



A Mia Madre di Edmondo De Amicis

 

Non sempre il tempo la beltà cancella

o la sfioran le lacrime e gli affanni

mia madre ha sessant’anni e più la guardo

e più mi sembra bella.

Non ha un accento, un guardo, un riso

che non mi tocchi dolcemente il cuore.

Ah se fossi pittore, farei tutta la vita

il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

perch’io le baci la sua treccia bianca

e quando inferma e stanca,

nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ah se fosse un mio prego in cielo accolto

non chiederei al gran pittore d’Urbino

il pennello divino per coronar di gloria

il suo bel volto.

Vorrei poter cangiar vita con vita,

darle tutto il vigor degli anni miei

Vorrei veder me vecchio e lei…

dal sacrificio mio ringiovanita!


domenica 3 aprile 2022

Galaktioni, il re dei poeti

La festa dei cinque principi, Niko Pirosmanashvili

 


Notte e io di Galaktion Tabidze

 

Seduto da solo

aspettando di scrivere

aspettando il momento

aspettando la notte

 

ardente, sciolto, pallido

. . . la notte.

 

La luna conosce il mio segreto

mentre si tira il velo

mentre il vento della valle

rivela una vecchia storia

 

di lillà che abbracciano la notte.

 

I rami azzurri si alzano

poi si appoggiano al cielo

la morbidezza color tortora

e la passione del mio grido

 

con gli occhi pesanti nella notte.

 

Nessuno conosce questo segreto

nascosto al sicuro da tutti gli occhi;

nessuno conosce il mio dolore al cuore

o il motivo dei miei sospiri.

 

Nelle ore insonni quando la notte arriva

in una chiara luce bianca

spalanco il mio cuore

alla chiara notte bianca.