domenica 7 aprile 2019

Guerrini, nomi d'arte in bicicletta

Caricatura del poeta




Postuma di Olindo Guerrini o “Lorenzo Stecchetti”, “Argìa Sbolenfi”, “Marco Balossardi”, “Giovanni Dareni”, “Pulinera”, “Bepi” e “Mercutio”



Noi sentiamo il furor delle baccanti,
L’estasi santa degli anacoreti:
Siamo i martiri noi, siamo i profeti
Noi che gridiamo al mondo: avanti, avanti!

Parliam coi fiori e colle stelle erranti,
Amor ci disse tutti i suoi segreti:
Solo a noi nati all’Arte, a noi poeti,
Prorompono dal cor gl’inni sonanti.

O banchieri, o droghieri, a più dannose
Arti lo sprezzo e l’ironia serbate;
Noi non cerchiam le utilità dolose,

Noi non falsiamo i pesi e le derrate.
Che colpa c’è nel preferir le rose
Alle candele, al pepe, alle patate?


domenica 24 marzo 2019

Achebe, il crollo e la pioggia

Dipinto di Abdoulaye Konaté




FARFALLA di Chinua Achebe

La velocità è violenza
Il potere è violenza
Il peso è violenza
La farfalla cerca salvezza nella leggerezza
Nel lieve volo ondeggiante
Ma a un incrocio dove la luce chiazzata
Cade dagli alberi su una nuova sfrontata autostrada
I nostri territori convergenti si incontrano
Giungo con forza sufficiente per due
E la dolce farfalla offre
Sé stessa in un sacrificio giallo brillante
Sul parabrezza di silicone duro.

giovedì 21 febbraio 2019

Corazzini, dolcezze crepuscolari

Melancolia, Edward Munch




Desolazione del povero poeta sentimentale di Sergio Corazzini



Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

II
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.

III
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare d’amore e d’angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

IV
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

V
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

VI
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.

VII
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

VIII
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per essere detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

domenica 3 febbraio 2019

Lasker-Schüler, cacciata dal paradiso terrestre

Rosso donna, Franz Marc




Segretamente di notte di Else Lasker-Schüler




Ho scelto te
Tra tutte le stelle

Sono sveglia – fiore in ascolto
Nel fogliame ronzante

Le nostre labbra stilleranno miele,
Le nostre notti scintillanti sono sbocciate.

Al beato splendore del tuo corpo
Il mio cuore accende i suoi cieli

Dal tuo oro pende ogni mio sogno,
Ho scelto te tra tutte le stelle.



Heimlich zur Nacht



Ich habe dich gewählt
Unter allen Sternen.

Und ich bin wach – eine lauschende Blume
Im summenden Laub.

Unsere Lippen wollen Honig bereiten,
Unsere schimmernden Nächte sind aufgeblüht.

An den seeligen Glanz deines Leibes
zündet mein Herz seine Himmel an –

Alle meine Träume hängen an deinem Golde,
Ich habe dich gewählt unter allen Sternen.

domenica 30 dicembre 2018

Heine, fiaba d'inverno

Il mare di ghiaccio, Caspar David Friedrich



Un pino di Heinrich Heine


Un pino sta solitario,
nell’Artide, sulla nuda vetta.
Dorme: in un mantello candido
l’avvolgono ghiaccio e neve.
Dorme, e sogna di una palma,
lontana, in terra d’Oriente,
che sola e tacita piange
sull’arsa parete di pietra.

domenica 16 dicembre 2018

Trakl, canto del mattino

Il cavaliere errante, Oskar Kokoschka 




Lamento di Georg Trakl 


Sonno e morte, le cupe aquile
sussurrano la notte, intorno al mio capo:
che dell’uomo l’aurea immagine
sommerga la gelida onda
dell’eternità? Ai paurosi scogli
schiantasi il coro purpureo.
E lamenta la cupa voce
sopra il mare.
Sorella di tempestosa tristezza
guarda: un impaurito battello affonda
dinnanzi a stelle,
al muto volto della notte.

sabato 8 dicembre 2018

Giuliotti, omo salvatico

Immacolata Concezione, Diego Velázquez




Il Lamento di Maria di Domenico Giuliotti 


Madre Maria va il Venerdì Santo,
va sul Calvario ed abbraccia la Croce;
la bacia e abbraccia con dirotto pianto
e chiama il divin Figlio ad alta voce:
“O figlio mio, gentile e delicato
come il tuo corpo è tutto lacerato!
Due piaghe nelle mani e due nei piedi
ed una più profonda hai nel costato.
Ecco, io Ti chiamo e Tu manco mi senti.
Da cinque fori il sangue t'è sgorgato,
da cinque rosse fontane fluenti...”

mercoledì 28 novembre 2018

Bertolucci, penultimo imperatore

Novecento, Bernardo Bertolucci




Gli anni di Attilio Bertolucci


Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.