domenica 23 settembre 2018

Bontempelli, realismo magico

Il giocoliere, Antonio Donghi




Pace di Massimo Bontempelli (Da L'Ubriaco)

Le ore scivolano su un piano liscio
l’aria bruna vi cala su
a malincuore.
Entra il silenzio gelato nella baracca
mi stringe le tempie di strisce di nuvola grigia
ha messo in fuga il sonno nella notte inquieta
Ah un fischio vicino lacera la notte
schianto di metalli sul monte
scoppi scheggiati d’ululi
i pezzi miei rispondere
quattro urli secchi di cagne arrabbiate:
altri dal margine sparano a salve
la baracca sobbalza
in rovescio ringhioso lo sfiora
gli occhi della valle rotolano –
sul tremoto dell’aria in pezzi.
Entra il rumore a salti pazzi
nella baracca
e strappandomi alle tempie le bende spinose
mi ricompone il corpo e l’anima
immersa già tutta nell’oceano fondo del sonno.


domenica 1 luglio 2018

Betocchi, la via meno popolare

Opera di Pietro Parigi



La via più popolare di Carlo Betocchi

O benedetta, benedetta sia
la cristallina,
benedetta mattina:
benedetta la gente
che va che viene,
benedetta la mente che l'avvia,
ciascuno alla sua prova.

domenica 6 maggio 2018

Antonelli, girovago dell'oblio

Il girovago o La serenata, Carcano Filippo



IL MIO PENSIERO di Giovanni Antonelli


Vaga attraverso un caos il pensier mio
senza fren, senza meta e senza posa;
e ovunque sorge l'orma spaventosa
che solca il viver tempestoso e rio.

Ei scende e sale il lubrico pendio,
l'orror bevendo d'ogni umana cosa;
e per la via sì vasta e faticosa
nonché la speme mancagli il desìo.

Sì del calice suggo amari i sorsi,
nella piena travolto degli affanni,
che assidui sento nel mio cor dar morsi.

Che tale è il pensier mio son già lung'anni;
ma se arridesse amor co' bei soccorsi
amar tutti vorrei, sino i tiranni.

(Da "Il libro di un pazzo")

lunedì 25 dicembre 2017

Rodari, grammatica della fantasia

Cipollino e il cavalier Pomodoro in un francobollo russo del 1992


Il magico Natale di Gianni Rodari


S‘io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

domenica 10 dicembre 2017

Skujenieks, un seme nella neve

Dipinto di Vilhelms Purvītis



Sēkla sniegā di Knuts Skujenieks


La neve smorza l’ocra autunnale.
E il cielo riacquista il suo blu usuale.
E rosso, curato e pasciuto
Occhieggia il mattino muto.
Sale lento il sole – non si deve affrettare
Va il mondo, così come deve andare.
E tu stesso di fronte a un giorno di tal quiete,
Non vuoi più sbattere la testa alla parete
Divincolarti dal sonno, questo ti preme,
E nella neve affondare un quieto seme.
Parlare, scrivere, piantare e seminare,
Perché non possano più ammazzare.
Seppur dalle nuvole la terra è avvolta,
Il sole ruota, il sole ruota,
Per quanta nebbia l’orizzonte serra,
Sorride il sole e allatta la terra.
E tu stesso del sole assaporerai il latte
Per ogni tuo giorno, per ogni tua notte.




martedì 20 giugno 2017

Tranströmer, un nuovo accesso alla realtà


Sinfonia diagonale, Viking Eggeling





Mistero per la strada di Tomas Tranströmer 
(traduzione di Franco Buffoni)


Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
Ma non si svegliò.

Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
Tra la gente nei raggi di sole
Forti e impazienti.

D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti –
Un museo di farfalle.

Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

lunedì 20 febbraio 2017

Joyce, poesie da un soldo

Dipinto di Zao Wou-Ki



NOTTURNO di James Joyce


Smunte nella tenèbra
entro a sudari, pallide stelle
le loro torce agitano.
Fatue luci dai più remoti cieli schiaran fioche,
archi su archi svettanti,
la navata della notte nera di peccato.

Serafini,
le osti perdute si svegliano
a servire sino a che
in illune tenèbra ognuna ricade, smorta,
levato che abbia e agitato
il suo turibolo.

E a lungo e alto,
per la notturna navata che si estolle
bàttito di stelle rintocca,
mentre squallido incenso gonfia, nube su nube,
ai vuoti spazi dall'adorante
deserto d'anime.

sabato 7 gennaio 2017

Caproni, seme pianto ballo e litania

Ragazza con camicetta, Amedeo Modigliani



Generalizzando di Giorgio Caproni

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto, ne conserviamo
- pungente e senza condono -
la spina della nostalgia.



Preghiera di Giorgio Caproni

Anima mia leggera,
va' a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fa' un giro; e, se n'hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.

Proprio quest'oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d'oro che lei portava
sul petto, dove s'appannava.

Anima mia, sii brava
e va' in cerca di lei.
tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.



Perch’io... di Giorgio Caproni

 ... perch’io, che nella notte abito solo,
anch’io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente − apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch’io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente...